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Storia della radio in Italia: le tappe più importanti

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Vi siete mai fermati a riflettere su come sia naturale entrare in auto ed accendere la radio? Pensate a quante volte siete entrati in un negozio e vi siete ritrovati ad ascoltare la vostra canzone preferita o il tormentone del momento. Ascoltare la radio è forse tra i gesti quotidiani più comuni. Per questo abbiamo pensato di dedicare la nostra guida alla storia della radio in Italia.

Lo staff dell’Università online Niccolò Cusano di Siracusa vi racconterà come è nato questo mezzo di comunicazione e percorrerà le tappe più importanti della storia della radio dalla nascita ad oggi.

Storia della radio in Italia: dall’inventore della radio alla prima trasmissione radiofonica

La radio, come mezzo di comunicazione, ha segnato un momento di grande cambiamento. Prima ancora della televisione, è riuscito ad entrare nella vita di migliaia di persone facendo da sottofondo a tanti momenti di festa, ma anche a tanti momenti storici più difficoltosi.

La radio è stato il primo mezzo di comunicazione di massa attorno al quale le famiglie intere si sono riunite per svagarsi e per ascoltare le informazioni.

Guglielmo Marconi e l’invenzione della radio

La nascita della radio in Italia si fa risalire alla fine dell’Ottocento e ai tanti esperimenti per trasmettere le informazioni tramite le onde elettromagnetiche. Il primo scienziato che intuì la possibilità di far passare le onde elettromagnetiche da un punto all’altro fu Nikola Tesla. Qualche anno dopo ci pensò un italiano a segnare una grande svolta.

L’invenzione della radio viene attribuita infatti a Guglielmo Marconi che a soli 21 anni, nel 1895, riuscì in questa impresa. Marconi inviò un codice Morse a qualche km di distanza utilizzando uno strumento che poi venne definito telegrafo senza fili. Gli esperimenti dello scienziato italiano proseguirono e nel 1901 riuscì nell’intento di trasmettere il primo segnale radiotelegrafico transoceanico, dal Regno Unito al Canada.

L’invenzione di Marconi aveva però un difetto: non riusciva a trasmettere i suoni. Il limite venne superato agli inizi del Novecento da Reginald Fessenden che in uno dei suoi tentativi, riuscì a trasmettere suoni sordi, musiche e parole.

Nasceva così la radio vera e propria come la conosciamo oggi.

Ci vorranno gli anni Venti per far sì che la radio, usata prevalentemente in operazioni di carattere militare, entrerà nelle case degli italiani affermandosi come un mezzo di comunicazione di massa.

La prima trasmissione radiofonica

Il 6 ottobre del 1924 fu il giorno della prima trasmissione radiofonica in Italia. Quella sera la voce di Ines Viviani Donarelli annunciava il via ai programmi radiofonici con un concerto inaugurale. Nell’agosto dello stesso anno nasceva l’Unione Radiofonica Italiana – URI costituita dalla fusione tra Radiofono (Società italiana per le radiocomunicazioni circolari) e SIRAC (Società italiana radio audizioni circolari). Il Presidente dell’URI era l’ing. Enrico Marchesi (già direttore centrale della FIAT). In quel periodo esisteva una sola stazione radiofonica e trasmetteva dal quartiere Parioli. Qualche anno più tardi avrebbero aperto anche le sedi di Milano, Torino e Napoli.

La radio come mezzo di alfabetizzazione e propaganda politica

Siamo nel gennaio del 1928 quando l’URI si trasforma in EIAR, Ente Italiano per le Audizioni. Con questo passaggio la radio italiana diventa a tutti gli effetti un mezzo di comunicazione di massa e lo stesso Mussolini ne riconosce le potenzialità e decide di utilizzare la radio come strumento di propaganda del regime. I proclami del Duce venivano trasmessi con altoparlanti per le vie delle città in modo che tutti potessero ascoltare.

Con l’EIAR la radio assume una funzione importante, quella di acculturare le masse, oltre ad intrattenere, divertire ed informare.

La svolta epocale si ebbe durante la Seconda Guerra Mondiale ed in particolare dopo il 1943 quando si diffonde l’ascolto clandestino di emittenti alleate e nemiche come radio Vaticana, radio Mosca e le rubriche dell’acerrima nemica Radio Londra.

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Storia della radio italiana, dal secondo dopoguerra ad oggi

Con la fine della Seconda Guerra Mondiale la radio entra ancora di più nelle case degli italiani. I programmi radiofonici hanno un carattere decisamente improntato al varietà e all’intrattenimento. Dopo la liberazione di Roma l’EIAR si trasforma in RAI. Il 24 agosto 1944 viene nominata infatti una commissione per l’epurazione del personale dell’EIAR che cambia denominazione in RAI (Radio audizioni Italia).

Con il passare degli anni, il pubblico degli ascoltatori, specie quello degli anni Sessanta, è più giovane e si diverte con programmi noti ancora oggi come “Bandiera Gialla” o “Alto Gradimento” condotti da celebri nomi come Renzo Arbore e Gianni Boncompagni.

Queste trasmissioni iniziano a collezionare dieci milioni di ascoltatori a puntata. Nel 1975 la riforma della RAI apre le porte ad una nuova epoca. Nascono centinaia di stazioni e radio private in concorrenza con le emittenti RAI.

Negli anni Ottanta iniziano a nascere le radio private nazionali che ancora oggi ascoltiamo. Radio Deejay di Claudio Cecchetto, Radio 101, Radio 105, RDS, Radio Radicale, Radio Capital sono solo alcune delle più famose.

Oggi la radio ha fatto passi da gigante e si mantiene viva sfruttando tutti i canali a disposizione e le nuove tecnologie digitali: dalla tv con i canali dedicati ai social network.

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